CURRICULUM!!!su misura per arrivare ai colloqui…

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La formula troppo discorsi va disincentiva alla lettura. Quella troppo schematica, del modello europeo, risulta anonima e spersonalizzata. La giusta via di un curriculum sta nel mezzo: chiarezza e sintesi devono andare a braccetto con creatività e persuasione.
Nondimenticare mai dati anagrafici, contatti e riferimenti professionali (come l’iscrizione all’Ordine, il possesso della patente oppure di altre licenze e riconoscimenti ottenuti).Per quanto riguarda la foto, una in buona risoluzione in testa al curriculum, attenzione a quella scelta: una posa naturale consente al selezionatore di stabilire subito un contatto personalizzato con il candidato e instaurare un dialogo, ma uno scatto troppo informale in bassa risoluzione “stile Facebook” può determinare subito l’esclusione.Non dilungarsi nelle esperienze svolte, raccontando tutti gli obiettivi raggiunti e i ruoli professionali ricoperti. Andare subito al dunque, possibilmente sottolineando le caratteristiche del proprio background che meglio si conciliano con il profilo richiesto. È bene partire dall’ultimo incarico svolto e ripercorrere al massimo gli ultimi cinque anni di vita lavorativa.

Due pagine sono più che sufficienti per dare tutte le informazioni indispensabili sul proprio futuro e anche le aspettative per il futuro.

È meglio spiegare in breve le motivazioni che hanno condotto all’interruzione di un rapporto di lavoro, piuttosto che imporre al selezionatore di doverlo chiedere al momento del colloquio.

Riportare brevemente, massimo in 5 righe, hobby e passioni sottolineando quelle che maggiormente si conciliano con lo spirito e la cultura dell’impresa.

Infine, attenzione a quello che pubblicate su internet: la vostra storia online potrebbe, indipendentemente da ogni curriculum, giocarvi il futuro.

Sono tanti, uomini e donne, ragazzi e ragazze alla ricerca di una collocazione: studenti all’ultimo anno della laurea triennale, che cercano di «capire che ruolo ha l’Italia nel mondo o piuttosto cosa i giovani possono fare per lei»; lavoratori in mobilità che non ricevono risposte dopo decine di curriculum inviati e si chiedono: «Io…esisto?».  A partire da due quesiti: qual è il curriculum giusto per il mercato?
Come si può acquisire il sapere necessario?

Biglietto da visita oppure trailer cinematografico della propria vita, il curriculum è troppo spesso sottovalutato da chi cerca un’occupazione ma altrettanto determinante per chi seleziona. Da queste due pagine, scritte in Word oppure – ancora meglio – chiuse in un pdf, può dipendere l’esito della propria candidatura.
Finiscono nel cestino, senza passare nemmeno dalla stampante, quei curricula allegati per email che sconfinano in cinque o addirittura dieci pagine. «Li leggiamo a video – afferma Luca Vignaga, direttore del personale di Marzotto – e basta che il carattere di scrittura sia troppo piccolo, non sufficientemente leggibile, per dissuaderci». È un po’ come al cinema, dicono alcuni responsabili delle risorse umane che operano in grandi aziende: per invogliarti a vedere il film bastano due minuti, il tempo di un trailer è lo stesso di lettura di un curriculum, e deve fare effetto.

Dimenticarsi la data di nascita oppure i propri riferimenti anagrafici vuol dire essere automaticamente fuori dai giochi. Presentarlo a mano, piegato in quattro in una busta alla reception, rende dubbie la possibilità di essere ricontattati. «Il direttore del personale – afferma Roberto Boscia, responsabile delle risorse umane per Orange Business Italia – in prima istanza non lo legge, ma lo vede. Solo il 20% viene letto veramente e molto dipende dalla lettera di accompagnamento, in cui è fandamentale motivare la propria candidatura, la voglia di cambiare, instaurando un dialogo personalizzato

Dal primo sguardo, chi legge decine di curriculum tutti i giorni capisce subito se dentro c’è qualcosa di interessante. Chiarezza e sintesi però non bastano. Superato l’esame fotografico, a fare la differenza sono i contenuti: «Tanti curriculum restano sulla scrivania  perché idonei ma non richiesti. In pochi s’informano sul reale bisogno dell’azienda. Gli altri vanno ad alimentare il nostro bacino, li teniamo lì, in attesa che possano servire». Su 35 mila curriculum ricevuti all’anno dall’Azienda di trasporti milanesi solo tremila arrivano al colloquio. Informandosi, infatti, è possibile evitare di mandare curriculum invano: sono davvero numerose le candidature “al buio”, di chi cerca di «pescare nel mucchio».

Il curriculum che risponde a un annuncio, scritto in modo mirato, ha più chance rispetto a uno mandato “tanto per mandarlo.
Se poi le carte sono in regola, a fare la differenza è l’originalità. Fra tutti il prodotto proposto deve avere un appeal particolare, deve disinguersi. E in questo senso il format europeo non aiuta affatto. «Bisogna agire in ottica di venditori, sottolineando le caratteristiche richieste dal selezionatore»,

In una sola frase: rendere sexy il proprio profilo.

fonte:ilsole24ore



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