ASPIRINA….nuovo e vecchio uso

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Cilostazolo: un inibitore della fosfodiesterasi con efficacia antipiastrinica e antitrombotica nel diabete di tipo 2

17 settembre 2010 (Congresso Medico) – L’aspirina, antiaggregante piastrinico agente sulla sintesi del trombossano mediante acetilazione della ciclossigenasi, possiede efficacia documentata nella prevenzione secondaria degli eventi cardiovascolari, mentre la raccomandazione al suo impiego in prevenzione primaria, anche nei soggetti a rischio cardiovascolare aumentato come quelli affetti da diabete mellito di tipo 2 (T2DM) è molto più dibattuta. In un articolo pubblicato su Circulation, il Dott. Naoto Katakami (Osaka, Giappone) e coll., hanno confrontato l’efficacia dell’aspirina con quella del cilostazolo (un inibitore della fosfodiesterasi III con attività antipiastrinica, antitrombotica e vasodilatatoria indicato nel trattamento della claudicatio intermittens negli Stati Uniti e in quello dell’ischemia associata ad arteriopatia obliterante cronica in Giappone) nella prevenzione della progressione dell’aterosclerosi carotidea.

Partendo da alcuni trial preliminari sull’efficacia del cilostazolo nella prevenzione degli eventi cardiovascolari in soggetti affetti da T2DM, gli autori hanno condotto uno studio prospettico randomizzato internazionale della durata di 2 anni (DAPC, Diabetic Atherosclerosis Prevention by Cilostazol) per chiarire le differenze di efficacia del farmaco con l’aspirina nella prevenzione della progressione del danno aterosclerotico, utilizzando lo spessore intima-media (IMT, intima-media thickness) del tratto comune della carotide quale endpoint principale. Sono stati valutati 329 individui diabetici (età: 40-85 anni) di 4 nazioni asiatiche (Cina, Corea del Sud, Filippine e Giappone) con sospetta arteriopatia periferica (indice ABI < 1,0), trattandoli con aspirina (da 81 a 100 mg/die) o cilostazolo (da 100 a 200 mg/die). La regressione dell’IMT medio e massimo, valutato bilateralmente, è risultata significativamente maggiore con l’inibitore della fosfodiesterasi III (enzima presente nelle piastrine, nelle cellule endoteliali e in quelle della muscolatura liscia vasale), che con l’aspirina (p < 0,005); la variazione ha mantenuto la significatività anche dopo correzione per i possibili fattori confondenti (livelli lipidici e di HbA1c). Inoltre, il trattamento con cilostazolo ha mostrato un effetto vantaggioso anche in termini di modificazione dei livelli di colesterolo HDL e di trigliceridi (p < 0,001), sempre nel confronto con l’aspirina, con un profilo di sicurezza analogo.

Secondo gli autori, 100-200 mg/die di cilostazolo possiederebbero un’efficacia antiaterosclerotica nettamente superiore a quella dell’aspirina nei soggetti affetti da T2DM, per lo meno valutando la popolazione asiatica e l’IMT quale marker surrogato.



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Appassionato di Web da oltre 15 anni, si occupa nella vita offline di tutela ambientale e sociale. Scrive per passione sperando di creare interesse nel pubblico lettore e fornire informazioni utili.

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